225 ANNI DEL CORPO MUSICALE CITTÀ DI TRENTO
1801 - 2026
Il 2026 sarà un anno molto importante per la nostra formazione. Ricorreranno infatti i 225 dalla prima notizia storica di una formazione di tipo bandistico nella Città di Trento.
Sotto trovate il programma degli eventi che ci accompagneranno lungo tutto il corso dell'anno.
Sotto trovate il programma degli eventi che ci accompagneranno lungo tutto il corso dell'anno.
IL CALENDARIO COMPLETO |
IL PROSSIMO APPUNTAMENTO27-28 giugno
FESTA PER IL 225° Raccolta pubblica di fondi Guarda il programma dedicato: |
IL DIARIO DEI 225 ANNI DEL CORPO MUSICALE CITTA' DI TRENTO
«8 dicembre 1800,
Le truppe repubblicane francesi avanzano nel Nord Italia: dovrebbero arrivare a Trento entro un mese. Il Magistrato di Trento, il sindaco per capirci, sta organizzando grandi festeggiamenti per accoglierle nel migliore dei modi: convoca 31 fidati cittadini con il compito di organizzare i preparativi e arruolare volontari. “Una festa non è festa senza musica”, pensano, “ci vorrebbero dei musicisti, ci vorrebbe una banda!”»
Le truppe repubblicane francesi avanzano nel Nord Italia: dovrebbero arrivare a Trento entro un mese. Il Magistrato di Trento, il sindaco per capirci, sta organizzando grandi festeggiamenti per accoglierle nel migliore dei modi: convoca 31 fidati cittadini con il compito di organizzare i preparativi e arruolare volontari. “Una festa non è festa senza musica”, pensano, “ci vorrebbero dei musicisti, ci vorrebbe una banda!”»
«7 gennaio 1803,
Sono passati ormai due anni da quando i francesi entrarono in città. Gran giorno, quello: migliaia di giovani con divise sfolgoranti attraversavano l’Adige festanti, su barche stracolme, chi dalla parte di San Lorenzo e chi dalla parte di San Martino. Davanti a loro, squillavano le trombe, rullavano i tamburi e risuonava gioiosa la musica di ogni sorta di strumenti a fiato. I musicisti che accompagnavano le truppe, però, non erano francesi, tutt’altro: quattordici stimati cittadini trentini. Tutti li conoscono per nome: Giuseppe Falzolgher, Giuseppe Ghezer, Domenico Dorigatti, Antonio Nono, Giorgio Cianni, Giovanni Lona, Sigismondo Guarinoni, Protasio Rutte, Giuseppe Pizzoli, Giuseppe Scrinzi, Giuseppe Menegatti, Antonio Moar e Antonio Pergher. A guidarli, Giuseppe Lona, fagottista. Fu in questa particolare circostanza che, il 7 gennaio di due anni fa, la città di Trento si poté fregiare per la prima volta nella sua storia di avere una banda musicale: non solo la prima di Trento, bensì la prima di tutto il Trentino. Da quel momento, la banda ha continuato a operare al fianco della Guardia civica: con le giubbe allacciate e i bicorni ben infilati in testa, i quattordici intrepidi musicisti hanno accompagnato la cittadinanza in tutte le grandi occasioni, sia sacre che profane. La sfilata del 16 aprile 1801, in occasione della presentazione ufficiale della Guardia civica, e poi quelle per la Pentecoste e il Corpus Domini. Poi la stagione estiva, con la sua immancabile dose di leggerezza: il 23 giugno la prima gita della banda, a Gardolo per una merenda; pochi giorni dopo, un’altra merenda, stavolta sul Doss Trento, con fuochi d’artificio in serata; infine, il 23 settembre la serenata al tenente colonnello Schmid, alloggiato presso l’Albergo Leonfante. Il 6 novembre dello scorso anno, il 1802, arriva precoce e imprevisto il triste epilogo. Gli austriaci sono tornati in città da pochi giorni: sono diffidenti verso la Guardia civica e ne ordinano lo scioglimento. La banda, ad essa indissolubilmente legata, subisce la stessa sorte: la sua musica viene rifiutata con sdegno. Gli strumenti sono così costretti a tornare nelle loro custodie, dopo appena ventidue mesi.»
Sono passati ormai due anni da quando i francesi entrarono in città. Gran giorno, quello: migliaia di giovani con divise sfolgoranti attraversavano l’Adige festanti, su barche stracolme, chi dalla parte di San Lorenzo e chi dalla parte di San Martino. Davanti a loro, squillavano le trombe, rullavano i tamburi e risuonava gioiosa la musica di ogni sorta di strumenti a fiato. I musicisti che accompagnavano le truppe, però, non erano francesi, tutt’altro: quattordici stimati cittadini trentini. Tutti li conoscono per nome: Giuseppe Falzolgher, Giuseppe Ghezer, Domenico Dorigatti, Antonio Nono, Giorgio Cianni, Giovanni Lona, Sigismondo Guarinoni, Protasio Rutte, Giuseppe Pizzoli, Giuseppe Scrinzi, Giuseppe Menegatti, Antonio Moar e Antonio Pergher. A guidarli, Giuseppe Lona, fagottista. Fu in questa particolare circostanza che, il 7 gennaio di due anni fa, la città di Trento si poté fregiare per la prima volta nella sua storia di avere una banda musicale: non solo la prima di Trento, bensì la prima di tutto il Trentino. Da quel momento, la banda ha continuato a operare al fianco della Guardia civica: con le giubbe allacciate e i bicorni ben infilati in testa, i quattordici intrepidi musicisti hanno accompagnato la cittadinanza in tutte le grandi occasioni, sia sacre che profane. La sfilata del 16 aprile 1801, in occasione della presentazione ufficiale della Guardia civica, e poi quelle per la Pentecoste e il Corpus Domini. Poi la stagione estiva, con la sua immancabile dose di leggerezza: il 23 giugno la prima gita della banda, a Gardolo per una merenda; pochi giorni dopo, un’altra merenda, stavolta sul Doss Trento, con fuochi d’artificio in serata; infine, il 23 settembre la serenata al tenente colonnello Schmid, alloggiato presso l’Albergo Leonfante. Il 6 novembre dello scorso anno, il 1802, arriva precoce e imprevisto il triste epilogo. Gli austriaci sono tornati in città da pochi giorni: sono diffidenti verso la Guardia civica e ne ordinano lo scioglimento. La banda, ad essa indissolubilmente legata, subisce la stessa sorte: la sua musica viene rifiutata con sdegno. Gli strumenti sono così costretti a tornare nelle loro custodie, dopo appena ventidue mesi.»
«24 novembre 1844,
Ieri è stato un grande giorno di festa per la Banda cittadina! Nonostante lo scioglimento imposto dagli austriaci ben 42 anni fa, un complesso di volenterosi suonatori ha sempre continuato a portare la propria musica per le vie della città, fino a circa due anni fa, quando l’associazione è stata ufficialmente ricostituita come Banda cittadina. L’8 gennaio dello scorso anno, l’attività è ripartita alla grande con uno strepitoso concerto a Rovereto: un successo di critica e di pubblico. Ieri, la banda è stata invitata per un’esibizione itinerante a bordo del battello Benaco. Salpati la mattina presto da Riva, i bandisti hanno offerto musica festosa per tutta la durata del viaggio. Ad ogni molo a cui il traghetto attraccava, la banda scendeva a portare le sue note di gioia. La gente si accalcava lungo le banchine e spesso i bandisti erano costretti a farsi spazio con i gomiti mentre intonavano una celebre melodia, per evitare di essere ributtati in acqua. Poi, la giornata si è chiusa nel migliore dei modi con un concerto in piazza a Riva insieme alla banda del paese, fondata appena nove mesi or sono. Stasera il nostro complesso si esibirà in un secondo concerto, in piazze Erbe a Rovereto, con l’augurio che, come ieri, anche oggi si faccia sentire forte il calore del pubblico!»
Ieri è stato un grande giorno di festa per la Banda cittadina! Nonostante lo scioglimento imposto dagli austriaci ben 42 anni fa, un complesso di volenterosi suonatori ha sempre continuato a portare la propria musica per le vie della città, fino a circa due anni fa, quando l’associazione è stata ufficialmente ricostituita come Banda cittadina. L’8 gennaio dello scorso anno, l’attività è ripartita alla grande con uno strepitoso concerto a Rovereto: un successo di critica e di pubblico. Ieri, la banda è stata invitata per un’esibizione itinerante a bordo del battello Benaco. Salpati la mattina presto da Riva, i bandisti hanno offerto musica festosa per tutta la durata del viaggio. Ad ogni molo a cui il traghetto attraccava, la banda scendeva a portare le sue note di gioia. La gente si accalcava lungo le banchine e spesso i bandisti erano costretti a farsi spazio con i gomiti mentre intonavano una celebre melodia, per evitare di essere ributtati in acqua. Poi, la giornata si è chiusa nel migliore dei modi con un concerto in piazza a Riva insieme alla banda del paese, fondata appena nove mesi or sono. Stasera il nostro complesso si esibirà in un secondo concerto, in piazze Erbe a Rovereto, con l’augurio che, come ieri, anche oggi si faccia sentire forte il calore del pubblico!»
«14 dicembre 1845,
Stasera la città di Trento assisterà al primo raduno bandistico della sua storia. In occasione del trecentesimo anniversario dell’inizio del Concilio di Trento, quattro giorni fa si è dato avvio a grandi celebrazioni con spettacoli di globi aerostatici attorno alla torre del Duomo, serenate e esibizioni di ogni tipo di ensemble per le vie della città. L’evento conclusivo sarà proprio il grande concerto di questa sera: in piazza Duomo si raduneranno le bande di Rovereto, Borgo Valsugana, Bolzano, Borgo Sacco, Mori, e, ovviamente, Trento. Ognuna di esse sfilerà esibendo con orgoglio la propria divisa, tirata a lucido per l'occasione, e si cimenterà in pezzi di ogni genere e stile, inondando di musica tutte le vie del centro cittadino. Sarà una serata davvero indimenticabile!»
Stasera la città di Trento assisterà al primo raduno bandistico della sua storia. In occasione del trecentesimo anniversario dell’inizio del Concilio di Trento, quattro giorni fa si è dato avvio a grandi celebrazioni con spettacoli di globi aerostatici attorno alla torre del Duomo, serenate e esibizioni di ogni tipo di ensemble per le vie della città. L’evento conclusivo sarà proprio il grande concerto di questa sera: in piazza Duomo si raduneranno le bande di Rovereto, Borgo Valsugana, Bolzano, Borgo Sacco, Mori, e, ovviamente, Trento. Ognuna di esse sfilerà esibendo con orgoglio la propria divisa, tirata a lucido per l'occasione, e si cimenterà in pezzi di ogni genere e stile, inondando di musica tutte le vie del centro cittadino. Sarà una serata davvero indimenticabile!»
«9 novembre 1875,
Gli eventi del 1848, anno turbolento per il Trentino, come d’altronde per l’Italia e per l’Europa intera, hanno avuto le loro ripercussioni anche sui destini della nostra banda: travolta dalle vicissitudini politiche e orfana del proprio maestro Gaetano della Baratta, fuggito a Venezia, si è dovuta rassegnare alla seconda chiusura della propria storia. Dopo questa seconda pausa forzata, nel 1856 le attività sono nuovamente riprese: sostenuta e finanziata dal comune, la banda è stata ricostituita all’interno della Società Filarmonica Trentina. Da allora, non ha fatto altro che irrobustirsi, tanto dal punto di vista musicale quanto da quello amministrativo. Due anni dopo, in occasione della visita dell’arciduca Carlo Ludovico, il Comune ha donato alla banda una nuova divisa: verde scuro filettata in rosso, secondo il classico stile militaresco, molto di moda di questi tempi. Nel 1871, appena tre anni or sono, è stato scritto il primo statuto della storia della banda: approvato dal Consiglio comunale il 24 marzo, è stato immediatamente dato alle stampe e distribuito alla popolazione. Nei 9 capitoli e 35 articoli che lo compongono, si legge chiaramente che la banda è “posta sotto l’immediata protezione del Municipio di Trento e dipendente dallo stesso”: non ci sarà un presidente, bensì un ispettore nominato dalla Giunta comunale, mentre il maestro è scelto dal Consiglio, che ha deciso di riconfermare nel suo ruolo Francesco Stehle.
Con una banda così in salute, uno statuto nuovo di zecca e un direttore stimato, nessuno avrebbe potuto prevedere quello che sarà il triste epilogo che andrà in scena oggi: tra poche ore, il Consiglio comunale si riunirà per deliberare lo scioglimento dell’associazione. L’origine della crisi risale a qualche mese fa: venuta a sapere dell’imminente arrivo in città di Sua Maestà l’imperatore Francesco Giuseppe, la banda ha chiesto l’autorizzazione alla Giunta comunale di poter inserire in repertorio l’inno austriaco. Il vicepodestà Alessandro Taxis ha risposto francamente, affermando che lo studiassero pure, ma che non ne poteva garantire l’esecuzione davanti all’imperatore “stante lo stretto incognito ordinato da Sua Maestà”: insomma, Francesco Giuseppe era in visita privata e non voleva in alcun modo dare nell’occhio. Per ventinove suonatori questo rifiuto è stato percepito come inaccettabile: attraverso un’accorata lettera nella quale affermavano di “essersi dovuti convincere che il Lodevole Municipio non intende servirsi di questo corpo conformemente a quanto domandi il cittadino”, hanno rassegnato in blocco le loro dimissioni. Così, senza più un numero sufficiente di soci, la banda è stata costretta a chiudere.»
Gli eventi del 1848, anno turbolento per il Trentino, come d’altronde per l’Italia e per l’Europa intera, hanno avuto le loro ripercussioni anche sui destini della nostra banda: travolta dalle vicissitudini politiche e orfana del proprio maestro Gaetano della Baratta, fuggito a Venezia, si è dovuta rassegnare alla seconda chiusura della propria storia. Dopo questa seconda pausa forzata, nel 1856 le attività sono nuovamente riprese: sostenuta e finanziata dal comune, la banda è stata ricostituita all’interno della Società Filarmonica Trentina. Da allora, non ha fatto altro che irrobustirsi, tanto dal punto di vista musicale quanto da quello amministrativo. Due anni dopo, in occasione della visita dell’arciduca Carlo Ludovico, il Comune ha donato alla banda una nuova divisa: verde scuro filettata in rosso, secondo il classico stile militaresco, molto di moda di questi tempi. Nel 1871, appena tre anni or sono, è stato scritto il primo statuto della storia della banda: approvato dal Consiglio comunale il 24 marzo, è stato immediatamente dato alle stampe e distribuito alla popolazione. Nei 9 capitoli e 35 articoli che lo compongono, si legge chiaramente che la banda è “posta sotto l’immediata protezione del Municipio di Trento e dipendente dallo stesso”: non ci sarà un presidente, bensì un ispettore nominato dalla Giunta comunale, mentre il maestro è scelto dal Consiglio, che ha deciso di riconfermare nel suo ruolo Francesco Stehle.
Con una banda così in salute, uno statuto nuovo di zecca e un direttore stimato, nessuno avrebbe potuto prevedere quello che sarà il triste epilogo che andrà in scena oggi: tra poche ore, il Consiglio comunale si riunirà per deliberare lo scioglimento dell’associazione. L’origine della crisi risale a qualche mese fa: venuta a sapere dell’imminente arrivo in città di Sua Maestà l’imperatore Francesco Giuseppe, la banda ha chiesto l’autorizzazione alla Giunta comunale di poter inserire in repertorio l’inno austriaco. Il vicepodestà Alessandro Taxis ha risposto francamente, affermando che lo studiassero pure, ma che non ne poteva garantire l’esecuzione davanti all’imperatore “stante lo stretto incognito ordinato da Sua Maestà”: insomma, Francesco Giuseppe era in visita privata e non voleva in alcun modo dare nell’occhio. Per ventinove suonatori questo rifiuto è stato percepito come inaccettabile: attraverso un’accorata lettera nella quale affermavano di “essersi dovuti convincere che il Lodevole Municipio non intende servirsi di questo corpo conformemente a quanto domandi il cittadino”, hanno rassegnato in blocco le loro dimissioni. Così, senza più un numero sufficiente di soci, la banda è stata costretta a chiudere.»
«4 aprile 1892,
Quelli appena trascorsi, sono stati anni turbolenti. Fra alti e bassi, la banda ha però continuato ad irrobustirsi, tanto musicalmente quanto istituzionalmente.
Meno di un anno dopo la chiusura, nel giugno 1876, l’attività ha potuto riprendere, grazie anche all’impegno profuso dallo storico maestro Stehle. Quattro anni dopo, però, la banda è costretta ad un nuovo scioglimento per volontà della Giunta municipale, che ritiene più opportuno utilizzare i propri fondi per implementare la scuola di musica. Nel 1886 l’ennesima ripartenza, ma stavolta nessuno ha intenziona di arrendersi ad un’altra chiusura nel breve tempo. Allo scopo di affrancare l’associazione dai volubili bilanci comunali e rinsaldarla da un punto di vista istituzionale, il 14 giugno 1890, all’ispettore municipale è stato sostituito un presidente eletto dall’assemblea dei soci. L’incarico è stato affidato all’imprenditore Cesare Scotoni, che aveva già precedentemente assunto il ruolo di presidente ad interim. Cinque mesi prima il Municipio aveva scelto il nuovo direttore: il maestro Cesare Rossi, di origine mantovana. In poco tempo, il maestro Rossi ha dato nuovo slancio alla banda, componendo per essa molti pezzi. Si dice si stia mettendo all’opera per scrivere un inno da dedicare alla città … Luci: sale la luce sulla banda
Il ritrovato attivismo della banda cittadina è giunto anche alle orecchie della Luogotenenza del Tirolo, che l’ottobre dello scorso anno ha ordinato la chiusura dell’associazione: il luogotenente non approvava l’autonomia data dall’elezione interna di un presidente ed inoltre considerava la rifondazione del 1886 non conforme alle leggi sull’associazionismo vigenti nell’Impero, e quindi nulla. Il destino sembrava segnato, per l’ennesima volta: il 3 febbraio un conchiuso municipale decreta lo scioglimento della banda e il 29 febbraio il Direttorio rassegna le dimissioni. Ma la Giunta comunale non si è mai voluta arrendere all’idea di dover amministrare di nuovo una città senza banda: oggi, 4 aprile, ha proposto al Consiglio di rifiutare le dimissioni, proposta prontamente accolta! E così, in questa giornata storica, l’ennesimo scioglimento della banda è stato scongiurato. Una parte delle spese di mantenimento dell’associazione d’ora in poi sarà coperta da una raccolta fondi promossa dai panettieri della città, che ad oggi ha già fruttato ben 875 fiorini.»
Quelli appena trascorsi, sono stati anni turbolenti. Fra alti e bassi, la banda ha però continuato ad irrobustirsi, tanto musicalmente quanto istituzionalmente.
Meno di un anno dopo la chiusura, nel giugno 1876, l’attività ha potuto riprendere, grazie anche all’impegno profuso dallo storico maestro Stehle. Quattro anni dopo, però, la banda è costretta ad un nuovo scioglimento per volontà della Giunta municipale, che ritiene più opportuno utilizzare i propri fondi per implementare la scuola di musica. Nel 1886 l’ennesima ripartenza, ma stavolta nessuno ha intenziona di arrendersi ad un’altra chiusura nel breve tempo. Allo scopo di affrancare l’associazione dai volubili bilanci comunali e rinsaldarla da un punto di vista istituzionale, il 14 giugno 1890, all’ispettore municipale è stato sostituito un presidente eletto dall’assemblea dei soci. L’incarico è stato affidato all’imprenditore Cesare Scotoni, che aveva già precedentemente assunto il ruolo di presidente ad interim. Cinque mesi prima il Municipio aveva scelto il nuovo direttore: il maestro Cesare Rossi, di origine mantovana. In poco tempo, il maestro Rossi ha dato nuovo slancio alla banda, componendo per essa molti pezzi. Si dice si stia mettendo all’opera per scrivere un inno da dedicare alla città … Luci: sale la luce sulla banda
Il ritrovato attivismo della banda cittadina è giunto anche alle orecchie della Luogotenenza del Tirolo, che l’ottobre dello scorso anno ha ordinato la chiusura dell’associazione: il luogotenente non approvava l’autonomia data dall’elezione interna di un presidente ed inoltre considerava la rifondazione del 1886 non conforme alle leggi sull’associazionismo vigenti nell’Impero, e quindi nulla. Il destino sembrava segnato, per l’ennesima volta: il 3 febbraio un conchiuso municipale decreta lo scioglimento della banda e il 29 febbraio il Direttorio rassegna le dimissioni. Ma la Giunta comunale non si è mai voluta arrendere all’idea di dover amministrare di nuovo una città senza banda: oggi, 4 aprile, ha proposto al Consiglio di rifiutare le dimissioni, proposta prontamente accolta! E così, in questa giornata storica, l’ennesimo scioglimento della banda è stato scongiurato. Una parte delle spese di mantenimento dell’associazione d’ora in poi sarà coperta da una raccolta fondi promossa dai panettieri della città, che ad oggi ha già fruttato ben 875 fiorini.»
«1 gennaio 1933,
Dopo ventotto, lunghi anni, questo sarà il primo senza il maestro Guglielmo Bussoli sulla pedana del direttore della banda di Trento. Pochi mesi fa ha preso la decisione di tornare nel suo paese natale, Vignola, ai piedi dell’Appennino modenese, a godersi una meritata pensione. Quando la banda venne affidata alla sua bacchetta, nel 1904, il maestro Bussoli era già un professionista: dopo aver studiato a Foggia ed essersi diplomato a Bologna, ha lavorato come trombettista nelle orchestre dei teatri, scrivendo già pezzi di musica bandistica, pubblicati dalla Ricordi. Il suo compito non era per nulla facile: non far rimpiangere il grande maestro Rossi, che aveva lasciato in malo modo la direzione pochi anni prima. Compito assolto egregiamente: sotto la sua direzione, il livello musicale del gruppo raggiunge vette mai ascoltate prima. I grandi eventi a cui i musicisti partecipano con entusiasmo sono molti: una menzione speciale merita quello organizzato nel 1913 in occasione dei cento anni dalla nascita di Giuseppe Verdi. Seguendo l’esempio di molte altre città in Italia, anche a Trento vengono organizzate significative manifestazioni: per giorni diversi gruppi musicali offrono concerti per le vie della città, eseguendo brani tratti dal repertorio delle opere del grande maestro di Busseto; fra questi gruppi ci sono bande sia militari che civili, quale la banda di Tesero, fra le più apprezzate del Trentino. Il gran finale è consistito poi in un grande concerto della nostra banda, accompagnata da ben 500 coristi. Bussoli ha sempre amato ricordare quello come un momento di grande italianità, in un periodo storico in cui Trento faceva ancora parte dell’Impero austro-ungarico.
L’entusiasmo suscitato dall'imponente manifestazione fu subito stroncato dallo scoppio della Grande guerra: Le note degli strumenti musicali dovettero tacere per lasciare spazio all’orribile rumore delle armi. Quando, poi, le armi tornarono a tacere e la musica poté tornare a suonare, anche per la banda fu la volta di ripartire: nel 1920 il Comune stabilì un contributo di 7000 lire annue per il mantenimento dell’associazione, che aveva già ripreso da qualche mese la propria attività. La direzione, ovviamente, era rimasta nelle mani sapienti del maestro Bussoli. Nei primi anni del dopoguerra, l’organico non cresce più come prima, ma la qualità delle musiche rimane comunque molto alta. Molte di questa, tra l’altro, erano scritte dallo stesso Bussoli. Fra queste, ce n’è una che divenne talmente celebre da diventare un vero e proprio inno istituzionale, suonato da tutte le bande del Trentino in tutte le occasioni, tanto nei momenti goliardici quanto nelle cerimonie pubbliche: l’Inno al Trentino.»
Dopo ventotto, lunghi anni, questo sarà il primo senza il maestro Guglielmo Bussoli sulla pedana del direttore della banda di Trento. Pochi mesi fa ha preso la decisione di tornare nel suo paese natale, Vignola, ai piedi dell’Appennino modenese, a godersi una meritata pensione. Quando la banda venne affidata alla sua bacchetta, nel 1904, il maestro Bussoli era già un professionista: dopo aver studiato a Foggia ed essersi diplomato a Bologna, ha lavorato come trombettista nelle orchestre dei teatri, scrivendo già pezzi di musica bandistica, pubblicati dalla Ricordi. Il suo compito non era per nulla facile: non far rimpiangere il grande maestro Rossi, che aveva lasciato in malo modo la direzione pochi anni prima. Compito assolto egregiamente: sotto la sua direzione, il livello musicale del gruppo raggiunge vette mai ascoltate prima. I grandi eventi a cui i musicisti partecipano con entusiasmo sono molti: una menzione speciale merita quello organizzato nel 1913 in occasione dei cento anni dalla nascita di Giuseppe Verdi. Seguendo l’esempio di molte altre città in Italia, anche a Trento vengono organizzate significative manifestazioni: per giorni diversi gruppi musicali offrono concerti per le vie della città, eseguendo brani tratti dal repertorio delle opere del grande maestro di Busseto; fra questi gruppi ci sono bande sia militari che civili, quale la banda di Tesero, fra le più apprezzate del Trentino. Il gran finale è consistito poi in un grande concerto della nostra banda, accompagnata da ben 500 coristi. Bussoli ha sempre amato ricordare quello come un momento di grande italianità, in un periodo storico in cui Trento faceva ancora parte dell’Impero austro-ungarico.
L’entusiasmo suscitato dall'imponente manifestazione fu subito stroncato dallo scoppio della Grande guerra: Le note degli strumenti musicali dovettero tacere per lasciare spazio all’orribile rumore delle armi. Quando, poi, le armi tornarono a tacere e la musica poté tornare a suonare, anche per la banda fu la volta di ripartire: nel 1920 il Comune stabilì un contributo di 7000 lire annue per il mantenimento dell’associazione, che aveva già ripreso da qualche mese la propria attività. La direzione, ovviamente, era rimasta nelle mani sapienti del maestro Bussoli. Nei primi anni del dopoguerra, l’organico non cresce più come prima, ma la qualità delle musiche rimane comunque molto alta. Molte di questa, tra l’altro, erano scritte dallo stesso Bussoli. Fra queste, ce n’è una che divenne talmente celebre da diventare un vero e proprio inno istituzionale, suonato da tutte le bande del Trentino in tutte le occasioni, tanto nei momenti goliardici quanto nelle cerimonie pubbliche: l’Inno al Trentino.»
«5 ottobre 1939,
Con i venti di guerra che ormai tempestano tutta l’Europa, la nostra banda chiude di nuovo i battenti. Oggi, attraverso una delibera del Consiglio, il Comune di Trento ne ha assunto ufficialmente le passività. Già dopo l’addio del grande maestro Bussoli, la banda aveva faticato a ripartire: per un paio di anni aveva proseguito la sua attività guidata dal primo clarinetto, Domenico Rizzo. Nel 1937, appena due anni fa, aveva provato a rilanciarsi affidando la bacchetta al maestro Giovanni Papi, ma ormai i tempi non erano più gli stessi: i musicisti erano pochi e gli appuntamenti ancora meno. Pochi mesi fa, il colpo di grazia: dal magazzino comunale in cui erano custoditi, sono stati rubati ben 48 dei 62 strumenti di proprietà della banda, oltre a molte divise. I soldi per ricomprare tutto non c’erano e così ci si è dovuti rassegnare, ancora una volta, alla chiusura.»
Con i venti di guerra che ormai tempestano tutta l’Europa, la nostra banda chiude di nuovo i battenti. Oggi, attraverso una delibera del Consiglio, il Comune di Trento ne ha assunto ufficialmente le passività. Già dopo l’addio del grande maestro Bussoli, la banda aveva faticato a ripartire: per un paio di anni aveva proseguito la sua attività guidata dal primo clarinetto, Domenico Rizzo. Nel 1937, appena due anni fa, aveva provato a rilanciarsi affidando la bacchetta al maestro Giovanni Papi, ma ormai i tempi non erano più gli stessi: i musicisti erano pochi e gli appuntamenti ancora meno. Pochi mesi fa, il colpo di grazia: dal magazzino comunale in cui erano custoditi, sono stati rubati ben 48 dei 62 strumenti di proprietà della banda, oltre a molte divise. I soldi per ricomprare tutto non c’erano e così ci si è dovuti rassegnare, ancora una volta, alla chiusura.»
«27 giugno 1947,
In questi giorni, la città è sommersa da grandi festeggiamenti in occasione delle feste Vigiliane. Ieri, la banda si è esibita in una grande messa insieme a ben dieci cori, 120 cantori in tutto. Dopodomani, ci sarà il concerto di chiusura delle manifestazioni: maestro ospite sarà, ovviamente, Guglielmo Bussoli, che non ha mai dimenticato la sua terra d’adozione. Dirigerà musiche sue: per eseguire la celebre Alba di San Vigilio sono previsti, in accompagnamento alla banda, un coro, una fanfara e una tromba solista che suonerà dal balcone dell’albergo Venezia. E pensare che il clima festoso di oggi sarebbe stato inimmaginabile neanche tre anni fa, quando la guerra ancora infuriava in Italia e in Europa.
Eppure, mentre Trento era ancora sotto le bombe, già qualcuno pensava a come riportare una banda in città. Edoardo Bauer e Ciro Marchi, membri del Consiglio del Comune di Trento dell’appena ritornato governo democratico, si adoperarono fin da subito per riaprirla. I fondi però scarseggiavano: per far ripartire l’attività e donare uno strumento a tutti i musicisti, c’è chi dice che fossero quasi 80, servivano almeno 100.000 lire. Intanto, però, si ricomincia ugualmente a far prove sotto la direzione di Guido Gabrielli, proprietario di un celebre negozio di strumenti musicali in piazza Pasi. Entro i primi mesi del 1946, sono state recuperate ben 150.000 lire grazie a raccolte fondi e donazioni di privati, e così l’attività è potuta ripartire ufficialmente. Il primo marzo di quest’anno si è tenuto il primo concerto della nuova banda, sotto la direzione del maestro Mario Rizzo: un appuntamento riservato ai soci, seguito pochi giorni dopo, il 18 marzo, da un’esibizione pubblica in piazza Italia. Ed eccoci giungere velocemente ai fasti di queste giornate di giugno, con una banda pronta a contribuire, con la sua musica, a riportare la città a quel clima di gioia che la guerra aveva spazzato via.»
In questi giorni, la città è sommersa da grandi festeggiamenti in occasione delle feste Vigiliane. Ieri, la banda si è esibita in una grande messa insieme a ben dieci cori, 120 cantori in tutto. Dopodomani, ci sarà il concerto di chiusura delle manifestazioni: maestro ospite sarà, ovviamente, Guglielmo Bussoli, che non ha mai dimenticato la sua terra d’adozione. Dirigerà musiche sue: per eseguire la celebre Alba di San Vigilio sono previsti, in accompagnamento alla banda, un coro, una fanfara e una tromba solista che suonerà dal balcone dell’albergo Venezia. E pensare che il clima festoso di oggi sarebbe stato inimmaginabile neanche tre anni fa, quando la guerra ancora infuriava in Italia e in Europa.
Eppure, mentre Trento era ancora sotto le bombe, già qualcuno pensava a come riportare una banda in città. Edoardo Bauer e Ciro Marchi, membri del Consiglio del Comune di Trento dell’appena ritornato governo democratico, si adoperarono fin da subito per riaprirla. I fondi però scarseggiavano: per far ripartire l’attività e donare uno strumento a tutti i musicisti, c’è chi dice che fossero quasi 80, servivano almeno 100.000 lire. Intanto, però, si ricomincia ugualmente a far prove sotto la direzione di Guido Gabrielli, proprietario di un celebre negozio di strumenti musicali in piazza Pasi. Entro i primi mesi del 1946, sono state recuperate ben 150.000 lire grazie a raccolte fondi e donazioni di privati, e così l’attività è potuta ripartire ufficialmente. Il primo marzo di quest’anno si è tenuto il primo concerto della nuova banda, sotto la direzione del maestro Mario Rizzo: un appuntamento riservato ai soci, seguito pochi giorni dopo, il 18 marzo, da un’esibizione pubblica in piazza Italia. Ed eccoci giungere velocemente ai fasti di queste giornate di giugno, con una banda pronta a contribuire, con la sua musica, a riportare la città a quel clima di gioia che la guerra aveva spazzato via.»
«1 novembre 1969,
Nel 1952 la banda ha dovuto affrontare il primo momento di crisi del Dopoguerra: il numero dei musicisti era di molto calato, appena una quarantina di cui solo 22 partecipano con costanza alle prove, e i conti erano in rosso. La crisi, però, è stata superata grazie anche all’instancabile lavoro del maestro Silvio Deflorian. Nonostante fosse diplomato in violino, aveva acquisito una sterminata conoscenza del mondo bandistico grazie all’esperienza maturata alla scuola musicale di Riva del Garda, dove aveva persino provato ad insegnare clarinetto, e soprattutto come direttore della banda di Rovereto, tra le più apprezzate in Trentino in questi anni. Ha assunto la direzione della banda di Trento nel 1947 e sotto la sua guida la banda ha raggiunto grandi traguardi negli ultimi vent’anni, grazie anche alle frequenti collaborazioni con l’orchestra Haydn, da poco costituita. Le abilità musicali della banda e la guida sicura del suo maestro, però, nulla hanno potuto di fronte ai debiti economici costantemente accumulati: pochi giorni fa, la banda si è congedata dalla scena musicale trentina con un concerto nel cinema Modena. Gli strumenti sono poi stati riposti, di nuovo, nel silenzio delle loro custodie.»
Nel 1952 la banda ha dovuto affrontare il primo momento di crisi del Dopoguerra: il numero dei musicisti era di molto calato, appena una quarantina di cui solo 22 partecipano con costanza alle prove, e i conti erano in rosso. La crisi, però, è stata superata grazie anche all’instancabile lavoro del maestro Silvio Deflorian. Nonostante fosse diplomato in violino, aveva acquisito una sterminata conoscenza del mondo bandistico grazie all’esperienza maturata alla scuola musicale di Riva del Garda, dove aveva persino provato ad insegnare clarinetto, e soprattutto come direttore della banda di Rovereto, tra le più apprezzate in Trentino in questi anni. Ha assunto la direzione della banda di Trento nel 1947 e sotto la sua guida la banda ha raggiunto grandi traguardi negli ultimi vent’anni, grazie anche alle frequenti collaborazioni con l’orchestra Haydn, da poco costituita. Le abilità musicali della banda e la guida sicura del suo maestro, però, nulla hanno potuto di fronte ai debiti economici costantemente accumulati: pochi giorni fa, la banda si è congedata dalla scena musicale trentina con un concerto nel cinema Modena. Gli strumenti sono poi stati riposti, di nuovo, nel silenzio delle loro custodie.»
«13 febbraio 1985,
La città di Trento è priva di una banda da ormai 16 anni. Fin dal giorno dopo la sua chiusura, però, c’è chi ha lavorato per tentare la ripresa della attività. Uno fra tutti, Emanuele, detto Lele, Lauter, apprezzato musicista e direttore delle bande di Piné e Castello Tesino, già tromba solista della banda di Trento ai tempi della direzione del maestro Deflorian.
Per anni, Lele Lauter ha cercato ogni via per ottenere i fondi necessari per la riapertura dell’associazione, sempre senza successo. Poi, l’anno scorso, l’intuizione. Per convincere chi di dovere non potevano bastare le parole, per quanto accorate che fossero: bisognava dimostrare che l’esistenza di una banda cittadina era una necessità percepita dalla popolazione, e non solamente il sogno utopico di un manipolo di musicisti.
Con questa consapevolezza nella testa, fa stampare migliaia di piccoli foglietti, sui quali fa scrivere in caratteri austeri: “I sottofirmati cittadini chiedono al Comune di Trento che venga ricostituito il Corpo musicale Città di Trento e che la direzione dello stesso venga affidata al maestro Lele Lauter” e sotto: “Firma”.
Distribuisce i volantini casa per casa e, alla fine, l’iniziativa è un successo: quasi duemila trentini firmano la petizione. Davanti a tanta manifesta volontà popolare, il Comune di Trento non può far altro che stanziare i fondi per consentire alla banda di riprendere le proprie attività. E così, oggi, si terrà la prima assemblea del rifondato Corpo musicale Città di Trento. D’ora in poi, la banda non smetterà più di offrire la propria musica alle persone della sua città. E non sto parlando solo di musica ascoltata, ma anche della possibilità di praticarla, per chiunque voglia e a qualunque livello. Questo è la banda!»
La città di Trento è priva di una banda da ormai 16 anni. Fin dal giorno dopo la sua chiusura, però, c’è chi ha lavorato per tentare la ripresa della attività. Uno fra tutti, Emanuele, detto Lele, Lauter, apprezzato musicista e direttore delle bande di Piné e Castello Tesino, già tromba solista della banda di Trento ai tempi della direzione del maestro Deflorian.
Per anni, Lele Lauter ha cercato ogni via per ottenere i fondi necessari per la riapertura dell’associazione, sempre senza successo. Poi, l’anno scorso, l’intuizione. Per convincere chi di dovere non potevano bastare le parole, per quanto accorate che fossero: bisognava dimostrare che l’esistenza di una banda cittadina era una necessità percepita dalla popolazione, e non solamente il sogno utopico di un manipolo di musicisti.
Con questa consapevolezza nella testa, fa stampare migliaia di piccoli foglietti, sui quali fa scrivere in caratteri austeri: “I sottofirmati cittadini chiedono al Comune di Trento che venga ricostituito il Corpo musicale Città di Trento e che la direzione dello stesso venga affidata al maestro Lele Lauter” e sotto: “Firma”.
Distribuisce i volantini casa per casa e, alla fine, l’iniziativa è un successo: quasi duemila trentini firmano la petizione. Davanti a tanta manifesta volontà popolare, il Comune di Trento non può far altro che stanziare i fondi per consentire alla banda di riprendere le proprie attività. E così, oggi, si terrà la prima assemblea del rifondato Corpo musicale Città di Trento. D’ora in poi, la banda non smetterà più di offrire la propria musica alle persone della sua città. E non sto parlando solo di musica ascoltata, ma anche della possibilità di praticarla, per chiunque voglia e a qualunque livello. Questo è la banda!»
«2026,
Dal 1985 in avanti molti sono i musicisti che si sono succeduti, così come i maestri e i direttivi. Per i non addetti ai lavori può risultare quasi difficile comprendere come gente qualunque, semplici amatori, si impegnino con costanza e tenacia nel dare un futuro alla banda e alla sua musica. E questo nonostante i mille ostacoli, gli imprevisti e l’indifferenza che, ieri come oggi, complicano l’attività. Eppure, la volontà di andare avanti vince su tutto: la musica è magica e sa dare un qualcosa che nient’altro sa dare, un qualcosa del quale noi, come uomini, non possiamo fare a meno.
Un augurio lo vogliamo fare alla nostra banda, la banda della città, ma soprattutto lo vogliamo fare ai nostri allievi: a loro spetterà il compito di tenere alto il nome di questa associazione, e siamo certi che saranno in grado di farlo, portatori di nuove energie, idee e competenze. Oggi, in occasione dei nostri 225 anni di storia, vogliamo immaginare una banda sempre libera di poter esprimere ciò che è: una generatrice di nuove idee, musicali e non solo, e un potente diffusore assieme di allegria e cultura, in una città che, ci auguriamo, non si dimentichi mai di valorizzarla.»
Dal 1985 in avanti molti sono i musicisti che si sono succeduti, così come i maestri e i direttivi. Per i non addetti ai lavori può risultare quasi difficile comprendere come gente qualunque, semplici amatori, si impegnino con costanza e tenacia nel dare un futuro alla banda e alla sua musica. E questo nonostante i mille ostacoli, gli imprevisti e l’indifferenza che, ieri come oggi, complicano l’attività. Eppure, la volontà di andare avanti vince su tutto: la musica è magica e sa dare un qualcosa che nient’altro sa dare, un qualcosa del quale noi, come uomini, non possiamo fare a meno.
Un augurio lo vogliamo fare alla nostra banda, la banda della città, ma soprattutto lo vogliamo fare ai nostri allievi: a loro spetterà il compito di tenere alto il nome di questa associazione, e siamo certi che saranno in grado di farlo, portatori di nuove energie, idee e competenze. Oggi, in occasione dei nostri 225 anni di storia, vogliamo immaginare una banda sempre libera di poter esprimere ciò che è: una generatrice di nuove idee, musicali e non solo, e un potente diffusore assieme di allegria e cultura, in una città che, ci auguriamo, non si dimentichi mai di valorizzarla.»











